Che cos'è la Vocazione

La vocazione è un dono di Dio offerto liberamente all'uomo e “si colloca per natura nel piano del mistero”; è un mistero di fede e di amore. Perciò ha insegnato nostro Signore Gesù Cristo: "Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe! "(Mt 9, 37-38; Lc 10, 2).

Ogni vocazione è un atto irripetibile dell’amore di Dio.

Solitamente la chiamata di Dio è interiore. È Lui, infatti, che suscita il desiderio di abbracciare la vita consacrata ispirando le anime ad amarlo e seguirlo più da vicino.

Tale desiderio è una vera e propria chiamata divina, la quale non può essere paragonata ad un desiderio naturale, ma va oltre la natura e proprio per questo va seguita immediatamente. Le parole di Gesù nel Vangelo: "se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi" (Mt 19, 21 ) sono valide per tutti i tempi, così come sono vere le parole "chiunque avrà lasciato case, o fratelli… per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna" (Mt 19:29).

Così, anche oggi, tutti devono accogliere il consiglio che Cristo diede al “giovane ricco” come se venisse dalle stesse labbra del Signore, ed il perché viene spiegato chiaramente da S. Girolamo, il quale afferma: 'Avendo ascoltato la sentenza del Signore "se vuoi essere perfetto, va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e poi vieni e seguimi" - metti in pratica questi insegnamenti e seguendo nudo la nuda Croce salirai con più prontezza la scala di Giacobbe'. Allora si può chiaramente affermare che tutti coloro che sono spinti o attratti in qualche modo da queste parole di Gesù possono credere di possedere la vocazione religiosa.

Queste parole di Cristo sono un consiglio di Dio valido per tutte le generazioni, “Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!” (Mc 13,37) perché “tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per la nostra istruzione” (Rm 15,4). È errato credere che queste promesse valessero solo in quei tempi. Proprio per questo la chiamata interiore è una reale chiamata di Dio alla quale occorre rispondere all'istante, come se provenisse dalla voce del Signore.

Caratteristiche della chiamata divina

Spinge gli uomini alle cose più alte. Perciò il desiderio della vita religiosa, perché è così eccelso ed elevato, non può mai provenire dal demonio o dalla carne. Dice Sant’Agostino: «cosa molto aliena ai sensi della carne è questa scuola nella quale il Padre è ascoltato e insegna la strada per arrivare al Figlio. E questo non l’opera mediante gli orecchi della carne, ma mediante quelli del cuore».[1]
A questo aggiunge San Tommaso: «Dobbiamo obbedire senza vacillare un momento e senza resistere per nessun motivo alle voci interiori con le quali lo Spirito Santo muove l’anima»[2], il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro (Is 50, 5), ricordando che tutti quelli che si reggono per lo Spirito di Dio, essi sono figli di Dio perché sono quelli «retti dall'impulso della grazia». Bisogna tener presente il consiglio di San Paolo camminiamo anche secondo lo Spirito (Gal 5, 25) ed essere uomini di principi soprannaturali che si lasciano condurre solo dallo spirito di Gesù Cristo che è lo Spirito Santo, realizzando con prontezza la sua chiamata. Non dobbiamo lamentarci come fece Sant’Agostino «convinto già della verità, non avevo assolutamente più nulla da rispondere, soltanto qualche parola languida e sonnolenta: "dopo sì, dopo": e il lasciami un po’ si faceva già troppo lungo… io mi vergognavo molto perché sentivo il mormorio di quelle sciocchezze (mondane e carnali) che mi rendevano indeciso»[3].

Prima di scegliere voglio avere una totale sicurezza...

Questo è un errore; ci sono alcuni che per avere certezza della vocazione aspettano che gli appaia un angelo o pensano che bisogna cadere da cavallo. La certezza che possiamo avere della nostra vocazione è morale, non fisica né metafisica. E’ sufficiente avere delle ragioni soddisfacenti per sapere che in questo stato di vita uno può rendere maggior gloria a Dio e bene alle anime. Diceva San Francesco di Sales: «Per sapere se Dio vuole che uno sia religioso, non è necessario aspettare che lo stesso Dio gli parli o che dal cielo gli invii un angelo per manifestare la sua volontà. Neanche è necessario un esame di dieci dottori per risolvere se la vocazione deve o non deve seguirsi; quello che importa è corrisponderla ed accogliere il primo movimento della grazia senza preoccuparsi dei dispiaceri o della tiepidezza che possono sopravvenire; perché, facendo così, Dio procurerà che tutto ridondi nella sua maggiore gloria»[4].

 

Questo della vocazione, non sarà un fuggire?

Lungi da essere una fuga, l’autentica chiamata alla vocazione religiosa è un’opzione, un’opzione per l’amore, per la verità, per darsi completamente a Colui a cui tanto dobbiamo. Così come nessuno fugge per rinchiudersi in un carcere, non si fugge per abbracciarsi alla Croce.

 


[1] SANT’AGOSTINO, De Predestinatione Sanctorum, cit. da CR, 9.

[2] SAN TOMMASO D’AQUINO, CR, 9.

[3] SANT’AGOSTINO, Conf. VII, 6, cit. da SAN TOMMASO D’AQUINO, CR, 9.

[4] SAN FRANCESCO DI SALES, cit. in OF, p.645